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    Predictive analytics, o se preferite analisi predittiva: a noi tutti piacerebbe sapere cosa ci riserva il futuro. Per chi è a capo di un’azienda e per chi vi investe ciò ha un’importanza particolare: significa sapere come utilizzare le risorse per sfruttare eventi futuri e in questo modo migliorare l’efficienza operativa, ridurre i rischi e gli errori. Il vantaggio competitivo che se ne può ricavare è molto rilevante.

    Difatti, secondo una ricerca condotta da Gartner, le decisioni sbagliate dei manager costano alle

    aziende più del 3% dei profitti: 3,9 miliardi di euro bruciati solo dalle PMI italiane nel 2021.

    L’analisi predittiva utilizza i big data, statistiche e tecniche di modellazione per fare previsioni su risultati e prestazioni futuri. In pratica, esamina i modelli di dati attuali e storici per determinare la probabilità che tali modelli emergano di nuovo.

    Predictive analytics, a cosa serve

    Per capire l’importanza di introdurre tecniche di predictive analytics nella vostra azienda, immaginate, ad esempio, di poter acquistare la materia prima, nel momento migliore e nella giusta quantità, per una commessa che… ancora non esiste, ma sia stata prevista da un assistente virtuale. I vantaggi che se ne potrebbero ottenere sarebbero parecchi e importanti: risparmio nell’acquisto, riduzione del magazzino e dei tempi di attesa del cliente, maggiore efficienza nell’esecuzione della commessa, crescita dei margini diretti per l’azienda, annullamento di tempi e costi decisionali sul processo. Con l’analisi predittiva, in pratica, si può fare a meno delle supposizioni.

    Tutto ciò può essere realizzato grazie alla predictive analytics e ai cosiddetti “modelli predittivi”, che possono essere utilizzati per numerose applicazioni. 

    I modelli predittivi sono utili alle aziende soprattutto per gestire l’inventario, sviluppare strategie di marketing e prevedere le vendite. Nei contesti commerciali altamente competitivi, la loro applicazione si rivela una marcia in più nel business. Operare sulla base di informazioni che riescono a prevedere ciò che accadrà in futuro riduce sensibilmente il potenziale di rischio e di errore.

    Questo perché, tecnicamente parlando, i modelli dell’analisi predittiva determinano relazioni e strutture nei dati che possono essere utilizzate per trarre conclusioni su come i cambiamenti nei processi sottostanti, che generano a loro volta i dati, cambieranno i risultati.

    Ecco alcuni metodi per prevedere le azioni future utilizzando l’analisi predittiva:

    Analisi predittiva, le tecniche utilizzate

    Su cosa si basa questo strumento di importanza fondamentale per il tuo business? L’analisi predittiva è fondata su una serie di tecniche che attingono a: intelligenza artificiale (AI), data mining, apprendimento automatico (machine learning), modellazione e statistiche.

    Le tre tecniche più comuni utilizzate nell’analisi predittiva sono: 

    Analisi predittiva, vantaggi e svantaggi

    Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l’utilizzo dell’analisi predittiva offre numerosi vantaggi per una azienda. In particolare, questo tipo di analisi può essere d’aiuto quando è necessario fare previsioni sui risultati e non si hanno altre fonti dalle quali estrarre le risposte.

    Utilizzare i modelli predittivi può avere un impatto significativo sulla riduzione dei costi. Un caso lampante è rappresentato dalla possibilità, per le aziende, di determinare la probabilità di successo o di fallimento di un prodotto prima ancora del lancio.

    L’analisi predittiva effettuata tramite l’intelligenza artificiale può comportare anche alcuni svantaggi. Il suo uso è stato criticato e, in alcuni casi, viene anche legalmente limitato, per le disuguaglianze percepite nei risultati: discriminazioni statistiche ai danni di gruppi razziali o etnici o di genere (i cosiddetti “bias” o pregiudizi), in aree come i punteggi del credito, il prestito, le risorse umane o il rischio di comportamenti criminali.

    I vari tipi di analisi dei dati. L’analisi predittiva risponde alla domanda: “cosa accadrà?”

    Monitoraggio aziendale (Business Performance Management in termini anglosassoni), cos’è e a cosa serve? Diciamo innanzitutto che il monitoraggio aziendale fa parte della Business Intelligence (BI) e viene impiegato dalle aziende per valutare sia i dipendenti, sia lo stato di salute complessivo degli affari. Il termine e il concetto di gestione delle prestazioni aziendali, o monitoraggio aziendale, sono stati ideati da Gartner nel 2001; da allora, il concetto si è evoluto con l’evolversi delle pratiche e delle tecnologie sul posto di lavoro. 

    Business Performance Management per i CEO – Panoramica

    La gestione delle prestazioni aziendali fornisce al manager e agli imprenditori informazioni preziose e può essere un’opportunità per apportare le modifiche e gli adeguamenti necessari alla tua azienda.

    Monitoraggio aziendale, cos’è e cosa serve

    Una gestione efficace del monitoraggio aziendale avviene attraverso processi sia formali che informali e aiuta ad allineare dipendenti, risorse e sistemi per raggiungere gli obiettivi strategici. Funziona anche come cruscotto, fornendo avvisi precoci di potenziali problemi e consentendo ai manager di sapere quando è il momento di prendere decisioni sui cambiamenti.

    La maggior parte delle aziende ha accesso a dati essenziali sulle prestazioni dell’operatività; come può la tua organizzazione utilizzare al meglio i propri dati? Una risposta a questa domanda sono i cicli di feedback istantanei, i dialoghi quotidiani sulle prestazioni e le revisioni delle prestazioni di routine.

    Monitoraggio aziendale, quali criteri per attuarlo

    Il monitoraggio aziendale è fondato su diversi aspetti che coinvolgono dipendenti e indicatori di prestazioni chiave (KPI), come entrate, ritorno sull’investimento (ROI), spese generali e costi operativi. È importante sapere che il monitoraggio aziendale non è una strategia specifica; la tua organizzazione deve creare una suite di applicazioni analitiche in grado di supportare i processi, i metodi e le metriche utilizzati nella gestione delle prestazioni aziendali.

    L’obiettivo è fornire, tramite opportuni strumenti software e l’analisi dei big data, informazioni significative, attraverso processi come budgeting planning, analisi di scenari, pianificazione finanziaria, previsioni e reporting dei dati. Anche la gestione della catena di fornitura e la gestione del rischio sono due pratiche che dovrebbero essere allineate con la gestione delle prestazioni aziendali.

    Alcuni esempi di metriche specifiche sono:

    L’analisi dei dati alla base della gestione delle prestazioni aziendali

    Le informazioni aziendali si presentano sotto forma di dati (strutturati e non strutturati, ovvero memorizzati senza alcuno schema, per esempio i documenti di testo). I dati vengono ripuliti(eliminando eventuali errori), organizzati e continuamente aggiornati, in un processo chiamato data warehousing. Le informazioni presenti all’interno del data warehouse possono essere suddivise in sottocategorie (data mart) organizzate per settori di business, diventando in questo modo maggiormente fruibili. Grazie alla Business Intelligence le prestazioni della tua azienda diventano facilmente interpretabili, monitorabili e condivisibili: tutti gli utenti autorizzati possono accedervi e visionarle.

    Monitoraggio aziendale, quali sono gli strumenti a disposizione

    Il software per il monitoraggio aziendale viene adoperato spesso in modo complementare ai sistemi di Business Intelligence. In genere esso include funzioni di previsione, pianificazione della spesa, nonché scorecard grafiche e dashboard per visualizzare e fornire le informazioni aziendali. L’interfaccia utente generalmente visualizza i KPI in modo che i dipendenti possano tenere traccia delle prestazioni individuali e di progetto rispetto agli obiettivi e alle strategie aziendali.

    I vantaggi di un software di monitoraggio aziendale includono:

    Se basato su cloud, il software per il monitoraggio aziendale offre alla tua azienda un vantaggio ulteriore, rendendo gli strumenti più facili e veloci da implementare, aumentando la velocità di innovazione, diminuendo i costi e migliorando la collaborazione a livello globale in azienda.

    Poteva essere un weekend qualunque ma in Vedrai ci piace proporre iniziative che escano dai soliti canoni aziendali. Nella notte tra Venerdì e Sabato abbiamo lavorato 18 ore consecutive per fronteggiare il primo Hackathon firmato Vedrai.

    SÌ, AVETE LETTO BENE: UN’HACKATON

    Per i meno informati, si tratta sostanzialmente di una competizione in ambito tech, in cui varie squadre si sfidano su un task preciso. Nel nostro caso: realizzare algoritmi di machine learning per elaborare strategie di automatic trading sui mercati finanziari.

    Ecco quindi che tra Venerdì 12 e Sabato 13 Novembre, si è svolto il primo Hackathon interno targato Vedrai. L’iniziativa, fortemente voluta dal nostro Presidente, ha visto coinvolte 3 squadre. La sfida prevedeva la realizzazione di un modello predittivo in grado di stimare la corretta allocazione di un portafoglio di investimenti, con relativa presentazione da esporre alla giuria. Il tutto, entro 18 ore lavorative e con un budget virtuale tra i 95 mila e 105 mila USD. Vincitrice la squadra con il valore di portafoglio più alto a fine gara. 

    ANDIAMO CON ORDINE: 

    Alle 18:00 nella sala conferenze, si è svolta la presentazione dell’evento, accompagnata dalla spiegazione delle regole del gioco da parte del Presidente e l’effettiva suddivisione dei partecipanti in 3 squadre: Team Yoshi, Team Mario e Team ‘Toad’ Fungo. 

    Messi tutti al corrente delle linee guida, la sfida si è aperta con un abbondante aperitivo di gruppo: condizione necessaria per affrontare la lunga nottata. 

    Tra uno spuntino e un sorso di Spritz non sono di certo mancati gli interventi di due esperti in materia crypto: Emanuele Coscia, Senior Crypto Analyst da Pwc, e Gabriele Sabbatini, Co-founder da Hercle, hanno prontamente fornito tutte le informazioni necessarie  per la realizzazione del progetto. Il che dimostra che ci piace dare il massimo del supporto a ogni persona all’interno di Vedrai, anche quando si tratta di una sfida. 

    L’intera gara è stata raccontata e condivisa in real time sui nostri canali social senza tralasciare alcun dettaglio. Il pubblico da casa, altro protagonista della gara, ha avuto la possibilità di fare determinate richieste che potessero influenzare l’operato delle squadre. Alcuni partecipanti sono stati costretti a cimentarsi in balletti e altre performance, come il mitico dottor Lelli obbligato a eseguire una capriola in ufficio. Non solo, dato che in Vedrai siamo amanti dello sport, durante la gara abbiamo inserito un ‘Game Time’, ovvero un momento di gioco che consisteva in tiri a canestro con penalità, tra cui un cocktail extra. Non proprio una punizione esemplare considerando che era pur sempre Venerdì! Come se non bastasse c’è stato anche chi ha pensato bene di dormire in tenda pur di recuperare le energie. 

    Tra i vari benefit compresi nell’Hackathon, si è rivelato fondamentale ‘L’aiuto del Presidente’. Spendendo parte del budget virtuale, ogni Team ha infatti potuto ritagliarsi del tempo prezioso con il presidente, per verificare l’andamento dei lavori. Aiuto risultato decisivo per il Team Yoshi, vincitore di questa prima edizione.

    A movimentare il gioco, sparsi nell’ufficio, nascosti nei luoghi più improbabili, hanno contribuito dei bigliettini contenenti dei bonus, tra cui l’aumento del budget, la rimozione di un componente delle altre squadre per un tempo limitato e persino 5 minuti extra di confronto con il presidente! 

    Giunti alla mattina, ogni squadra ha avuto un momento di tregua per gustarsi la colazione e bersi  l’ennesimo caffè prima dell’effettiva presentazione delle 13:00! 

    Visibilmente provato dalla nottata e dal lavoro no-stop, ogni team ha esposto brillantemente il proprio progetto all’intera giuria. Decretato il team vincitore si è passati all’assegnazione dei premi e a un ultimo momento di condivisione in stile Vedrai: il pranzo!

    L’iniziativa dell’Hackathon è stata la prima di una serie di iniziative che in Vedrai verranno sempre più promosse, non solo per ritagliare un momento in cui vivere diversamente l’ambiente di lavoro, ma anche per mettersi alla prova e crescere insieme!

    Ci sono giorni in cui fare il presidente è un orgoglio, un mix di responsabilità ed entusiasmo da trasmettere che rendono quei momenti un piacere, specialmente per un ventiseienne, finto vecchio come me. Ci sono poi giorni in cui fare il presidente è una rottura di scatole, giorni in cui il tempo non basta mai e sembra che i problemi facciano a gara per emergere con più foga. 

    E poi… Poi c’è venerdì 17. Ma per fortuna, quel giorno mi ero dimesso.

    ANDIAMO CON ORDINE.

    La mia giornata di solito parte molto presto la mattina, talmente presto che per la maggior parte del mondo è ancora notte. Nelle quattro/cinque ore che precedono l’orario di ufficio mi occupo di rispondere alle mail, di leggere documenti che richiedano particolare attenzione e, insomma, di tutte quelle cose che è molto più comodo fare senza essere disturbati. 

    SONO LE ORE PIÙ PRODUTTIVE DELLA GIORNATA.

    Poi arrivano le persone in ufficio, partono le mail, si svegliano i clienti, i partner, i sindaci, i revisori, i membri del cda: è giorno per tutti. E la giornata diventa a quel punto un susseguirsi di decisioni da prendere, più o meno urgenti, e più o meno importanti.

    Il mio ufficio è a vetri e tutti possono vedere cosa sto facendo, ma visto che la maggior parte del tempo non sto scrivendo sulla tastiera qualcuno potrebbe pensare che io non stia facendo nulla; poi, sul fatto che nessuno lo pensi realmente sono certo, ma vengo da una zona dove tradizionalmente se alla sera non si hanno le mani sporche di grasso non si può dire di aver lavorato, quindi forse il primo da convincere sono io.

    Così ho deciso, senza pensarci troppo in realtà, di scegliere una persona a caso in azienda e farla diventare “Presidente per un giorno”. Oneri e onori. La mia agenda, il mio ufficio, i miei strumenti, la mia carta di credito, il mio stesso potere di firma (ad esclusione di operazioni straordinarie, ça va sans dir).

    Venerdì 17 settembre, contro ogni scaramanzia, mi sono “dimesso” e ho lasciato il mio posto al data scientist Mirko Rima.

    La giornata è iniziata con “l’incoronazione”, ed è proseguita con un’agenda molto serrata, fatta di incontri con il collegio sindacale, aggiornamento su diversi progetti in corso (tra cui un’acquisizione in dirittura d’arrivo), alcune scelte relative all’arredamento dei nuovi uffici, al piano media, e alla valutazione di tante piccole situazioni quotidiane (alcune, per la verità, studiate un po’ ad hoc, ndr) che fanno parte della vita di un’azienda attiva da meno di un anno, arrivata però ad un organico di quasi 60 persone.

    Oltre al clima molto positivo che si è venuto a creare in ufficio – al ritmo di “c’è solo un presidente” – e tra D.P.R.M. (Decreti Presidenziali di Rima Mirko) e trovate dell’ufficio marketing, il “presidente per un giorno” si è calato perfettamente nella parte e ha completato tutti i compiti che avrei dovuto portare a termine io durante la giornata, lasciando in serata la poltrona con una lettera di osservazioni e consigli “da presidente a presidente”.

    QUESTO È QUELLO CHE HO IMPARATO DURANTE LA GIORNATA

    LO RIFAREI?

    Sono sempre stato della filosofia che “non si dice non mi piace, prima si assaggia”. La cosa bella in Vedrai è che qualsiasi cosa che ci viene in mente – a patto che non sia contraria al buon costume – abbiamo la possibilità di farla e di testarla. In molti erano scettici su questa iniziativa prima di metterla in pratica, vuoi perché a qualcuno sembrava una punizione, vuoi perché talmente assurda da pensare che non fosse vera. E invece era tutto vero, come vere sono le piantine con cui il nostro presidente per un giorno Mirko ha abbellito le scrivanie di Vedrai, così che “ognuno si possa prendere cura della piantina come il presidente si prende cura dell’azienda”. 

    E sì, lo rifarei.

    E lo rifaremo.

    Stay Tuned.

    Grazie ancora per il pranzo, Mirko. 

    Ci vediamo alla chiusura del bilancio!