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Vai dal Barbieri:
Se non esci mai dal tuo Stagno… non scopri cose nuove

Materie prime Manufacturing
a photograph of a young male market analyst is encircled at the centre. Text says: Vai Dal Barbieri, l'editoriale di Alessandro Barbieri, in the background it is depicted an abstract fluid resembling melted tin material

Queste ultime settimane sono state molto importanti, non solo per il mercato globale, ma anche per me. Infatti, oggi mi piacerebbe aprire con una considerazione: proprio mentre finisco questo articolo, sto per imbarcarmi su un volo diretto in Indonesia. Ammetto che, per una serie di ragioni, è la prima volta che viaggerò fuori dall’Europa, cosa più unica che rara data la mia preferenza nel visitare luoghi tramite Google Earth piuttosto che di persona. Oltre alle classiche ricerche che si fanno per strutturare l’itinerario, ho voluto fare degli approfondimenti sulla condizione economica del paese che sto per visitare. Consultando i nostri database di news e dati macro, mi sono imbattuto in un articolo relativo all’impatto dell’estrazione dello stagno risalente al 2021 del Guardian. Ma non solo, approfondendo le ricerche, scopro che l’Indonesia è il secondo estrattore di stagno al mondo e continuando la ricerca mi rendo conto che mi trovo davanti a un mercato a dir poco opaco e con poca copertura mediatica (che strano per una materia prima). Tutti questi elementi mi hanno portato alla decisione di approfondire il tema e di scrivere informazioni e dati molto interessanti.

Ma prima un po’ di storia: cos’è lo Stagno?

Quando parliamo dello Stagno, parliamo di uno dei primi metalli ad essere stato scoperto dall’uomo e il suo utilizzo risale all’incirca al 3500 nella città di UR in Mesopotamia (Iraq odierno). Veniva usato mischiato con il rame per aumentarne la durezza e ottenere il bronzo per le armature e i gioielli. Venne poi utilizzato in modo massivo nel XIX secolo dopo la scoperta delle sue proprietà nella conservazione dei cibi. Ad oggi, in alcuni usi è stato sostituito dall’alluminio (tipo per la conservazione dei cibi) e viene utilizzato prevalentemente per le sue proprietà leganti, alta conducibilità e basso punto di fusione. Infatti, quasi il 50% dell’utilizzo odierno viene impiegato per saldature, in particolare per apparecchiature di elettronica di consumo. Tanto che dopo l’imposizione legislativa del 2006 in America, che vietava l’utilizzo del piombo nella saldatura, si è verificato un notevole aumento della domanda di questo metallo con conseguente aumento del suo prezzo. Al di là del settore elettronico, il piombo invece continua a essere impiegato nel ramo chimico, nelle batterie e nelle leghe.

Parola ai numeri

Ma cosa ci dicono i numeri? Nel 2023 il mercato dello Stagno valeva circa $8-9 miliardi, un mercato veramente di piccole dimensioni. Molto dipende dalla presenza di sostituti in alcune sue applicazioni principali, come l’alluminio che nel packaging ha sostituito quasi completamente lo Stagno e parzialmente alcune paste industriali per le saldature, e dalla presenza di un mercato secondario attivo a supporto. Ma questi numeri potrebbero cambiare, bisogna considerare che l’elettrificazione, la digitalizzazione e la transizione green richiederanno ingenti quantità di questo materiale, che viene utilizzato nelle EV, nei pannelli solari e nei data center, la cui domanda aumenterà significativamente nei prossimi anni e potrebbero portare sotto la lente di ingrandimento questo minuscolo mercato in parziale equilibrio.
La quotazione, infatti, non ne rispecchia:

  • l’importanza a livello globale e il relativo utilizzo
  • la difficoltà nell’estrazione
  • in generale, la morfologia dell’offerta.

L’offerta globale è molto concentrata, quasi il 70% della produzione deriva da 3 paesi: Cina, Indonesia e Myanmar. Una produzione più frammentata deriva da diversi stati africani (Congo, Rwanda, Nigeria in primis), il cui apporto all’offerta si aggira sul 10%, e alcuni stati del Sud America (circa 15%): Brasile, Bolivia e Perù. La sua forte concentrazione è anche dovuta alla sua presenza geologica concentrata nelle zone sopracitate. Bisogna poi considerare il fatto che i più grandi produttori mondiali si trovano ad affrontare significative sfide produttive:

  • declino della qualità del minerale estratto. La maggior parte dello Stagno facile da estrarre è già stato prelevato, ora resta quello di qualità inferiore (più costoso e complesso) e ad alto rischio. Con riferimento all’Indonesia, l’estrazione avviene tramite dragaggio in mare aperto in quanto a terra le riserve scarseggiano.
  • un prezzo di mercato che non incentiva l'esplorazione né ulteriori investimenti. Lo Stagno ha un prezzo di 26kt mentre il costo di produzione è stimato sui 30kt, non c’è nessun incentivo nel portare maggiore supply sul mercato.

L’offerta di mercato è infine molto rigida e soggetta a shock. Anche nel caso in cui le condizioni non cambino a livello di import-export e le relazioni tra paesi restino invariate, cosa improbabile visti i tempi recenti, la consapevolezza della criticità del materiale sta cambiando. Molti paesi hanno inserito lo Stagno tra i materiali critici, tra questi la Cina, il Giappone, gli USA, la Corea, l’India e recentemente l’Indonesia (13 ottobre 2023) e l’Australia (16 dicembre 2023). Il riconoscimento della sua criticità e il valore intrinseco si scontrano vigorosamente con la sua attuale quotazione. Questa situazione presenta una delle asimmetrie più intriganti all'interno del panorama delle commodities. È importante sottolineare che le sfide legate all'approvvigionamento non possono essere risolte con mere dichiarazioni politiche, ma richiedono un impegno sostenuto nel tempo attraverso attività di esplorazione ed estrazione.

Nel 2023 il mercato dello stagno valeva circa $8-9 miliardi

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